Ponte di Brivio, un nodo strategico da mettere in sicurezza nonostante i disagi
Il presidente Zambonelli: "Siamo consapevoli degli aggravi per cittadini e imprese durante la chiusura, ma non intervenire oggi comporterebbe rischi e costi futuri molto più alti”
"La chiusura del Ponte di Brivio costituisce indubbiamente una prova significativa per il nostro territorio, ma si tratta di un passo non rinviabile”, così si esprime il presidente della Camera di commercio di Bergamo, Giovanni Zambonelli. “L’aumento dei costi di mobilità rappresenta certamente un sacrificio. Tuttavia il ponte è un nodo strategico vitale che coinvolge un alto numero di residenti e un esteso sistema produttivo e proprio per la sua importanza non si può rischiare di compromettere la sicurezza. La manutenzione è necessaria per garantire, nel lungo periodo, stabilità ed efficienza di quei flussi che da oggi e per la durata dei lavori saranno deviati. La Camera di commercio di Bergamo – continua il presidente Zambonelli – ha ritenuto utile mettere a disposizione uno studio realizzato attraverso il Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne per quantificare gli impatti economici determinati dalla chiusura. Si tratta di uno strumento a servizio delle istituzioni competenti, dotate ora di un quadro di informazioni aggiuntive utili nel prosieguo dei lavori”.
Secondo lo studio, la chiusura del Ponte di Brivio determina un aumento dei costi di mobilità a causa dell’allungamento dei percorsi sulla rete stradale, con un impatto giornaliero stimato per Bergamo tra i 3.500 e 5.100 euro, che su un orizzonte di 15 mesi – il periodo del blocco – arriva ad oscillare tra 1,6 e 2,3 milioni di euro, circa il 44% dell’impatto totale sulla Lombardia.
L’infrastruttura, che rappresenta un importante nodo di connessione tra le province di Bergamo e Lecco, coinvolge complessivamente una popolazione di 90.000 persone residenti entro 15 minuti di auto dal ponte, oltre un terzo delle quali in provincia di Bergamo. A risentire maggiormente della chiusura è la popolazione in età attiva, ovvero appartenente alla fascia d’età tra i 15 e i 64 anni, che costituisce il 64% dei residenti.
Il Ponte di Brivio non connette solo la popolazione, ma anche un sistema diffuso di imprese. Nell’area presa in esame, infatti, si contano quasi 7 mila unità locali – delle quali circa il 99% è classificato come micro o piccola impresa – e 26 mila addetti. In particolare, Bergamo concentra il 36,7% delle attività e il 38,6% dei lavoratori: a ciò si aggiunge che la nostra provincia è caratterizzata dalla presenza non trascurabile di realtà di media e grande dimensione che concentra una quota importante di addetti, pari a un terzo del totale.
L’analisi è stata condotta combinando la valutazione dell’esposizione territoriale con una stima dell’impatto economico legato all’aumento delle distanze percorse, in modo da fornire una lettura integrata degli effetti della chiusura.
Attraverso la mappatura delle isocrone, ossia delle linee che delimitano le aree accessibili in auto dal ponte in 5, 10 e 15 minuti, si è stimata la popolazione e le attività economiche maggiormente esposte alla criticità. Dall’osservazione della loro disposizione emerge come il manufatto si trovi all’interno di un’area a media densità abitativa e in una posizione baricentrica rispetto a zone molto popolate.
Lo studio procede con la quantificazione dell’impatto economico, considerando separatamente i flussi dei veicoli pesanti e commerciali e dei passeggeri. In particolare, i flussi delle matrici OD2016 dei mezzi pesanti, che descrivono i movimenti giornalieri di veicoli commerciali e pesanti tra le diverse zone della regione, sono stati attualizzati con le informazioni sugli addetti di fonte Istat alla data più recente, considerando solo quelli interni alla Lombardia.
Sono state poi integrate le informazioni dalla matrice OD2016 dei passeggeri che illustra gli spostamenti giornalieri della popolazione lombarda, distinti per motivo e modalità di trasporto. Le zone impattate dalla chiusura sono state ricondotte ai comuni e riallineate alla zonizzazione dei mezzi pesanti, mentre gli spostamenti sono stati attualizzati utilizzando il bilancio demografico alla data più recente.
Si è proceduto quindi a geolocalizzare le attività economiche presenti nella regione per poi aggregarle in cluster territorialmente coerenti da cui si sono individuati quattro centroidi per zona (per un totale di circa 1700). Si tratta dei punti medi rappresentativi utilizzati come riferimento per il calcolo delle distanze sulla rete stradale. Per ciascuna coppia di origine-destinazione – sono oltre 2,8 milioni – sono state calcolate le distanze sulla rete stradale in due scenari: con ponte e senza ponte. Il confronto tra i percorsi ha permesso di stimare l’impatto della chiusura del ponte tenendo conto anche della variazione dei chilometri, del prezzo del carburante e dei parametri medi di consumo dei veicoli.
Sull'iniziativa interviene anche il consigliere per il settore dei trasporti e delle spedizioni, Doriano Bendotti: “Esprimo il mio personale ringraziamento e quello del settore che rappresento alla Camera di commercio per aver promosso questo studio. Si tratta di un'iniziativa di grande merito, poiché non si limita a fotografare il disagio, ma offre una base scientifica e dati certi per orientare le scelte amministrative. Avere una quantificazione precisa dell'impatto economico è fondamentale anche per permettere alle imprese di logistica e trasporto di programmare le alternative con maggior consapevolezza”.
“Non intraprendere questi lavori oggi – conclude il presidente Giovanni Zambonelli – significherebbe esporre il nostro sistema economico a rischi e costi futuri infinitamente superiori. L’efficienza delle infrastrutture del territorio è uno dei fattori che garantisce la nostra competitività: gli interventi di manutenzione ci restituiranno un collegamento adatto alle esigenze del territorio e delle nostre imprese”.
