Nel secondo trimestre la manifattura bergamasca consolida la crescita, ma persistono tensioni sul fronte dei costi
La produzione su base annua aumenta del +2,0% nell’industria e del +3,1% nell’artigianato; migliorano le aspettative degli imprenditori, soprattutto nell’industria grazie alla domanda estera
La manifattura bergamasca conferma il percorso di crescita avviato nel corso del 2025: nel secondo trimestre 2026 la produzione aumenta sia nell’industria (+2,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) sia nell’artigianato (+3,1%), confermando sostanzialmente i valori registrati nei primi tre mesi dell’anno. Il quadro complessivo degli indicatori congiunturali delinea una situazione più favorevole nell’industria, dove anche fatturato e ordini evidenziano incrementi robusti. Rimane il nodo dei costi delle materie prime, che, dopo l’accelerazione registrata nel primo trimestre, confermano elevati ritmi di crescita. L’incertezza della situazione internazionale e i suoi riflessi sui mercati energetici restano l’incognita principale, ma il comparto ha mostrato grande resilienza e gli imprenditori industriali sembrano ottimisti, con aspettative in deciso miglioramento su produzione e domanda estera. Più cauti gli artigiani.
Le imprese dell’industria attive in provincia di Bergamo (con almeno 10 addetti) registrano una crescita della produzione del +2,0% su base annua, sostanzialmente analoga al +1,8% del primo trimestre; la quota di imprese che ha dichiarato un aumento è pari al 51% a fronte del 36% che ha registrato una diminuzione. La variazione congiunturale, calcolata rispetto al trimestre precedente e depurata dagli effetti stagionali, archivia il quinto segno positivo consecutivo (+0,3%), pur in lieve rallentamento se confrontata al +0,6% dei primi tre mesi dell’anno. Il numero indice della produzione raggiunge così quota 120,2 (2015=100), proseguendo il graduale recupero dai livelli minimi toccati durante la fase recessiva del 2023-2024, sebbene non abbia ancora raggiunto il valore massimo del 2022 (121,7).
Decisamente positivo il clima di fiducia degli imprenditori industriali, le cui aspettative mostrano un netto miglioramento dopo il deterioramento rilevato all’inizio dell’anno. Il saldo destagionalizzato tra previsioni di aumento e diminuzione sale a +10 punti per la produzione, tornano inoltre positivi i giudizi sulla domanda interna (+2 punti) e sulla domanda estera (+6 punti): si tratta di livelli che non si registravano da diversi anni. Moderatamente favorevoli anche le previsioni sull’occupazione (+3 punti). Pur in presenza di rischi geopolitici e di costi energetici ancora elevati, le imprese industriali sembrano quindi guardare ai prossimi mesi con maggiore fiducia, soprattutto grazie a livelli di domanda internazionale che si mantengono sopra le attese.
Le imprese dell’artigianato manifatturiero bergamasco (con almeno 3 addetti) confermano una crescita sostenuta della produzione anche nel secondo trimestre: la variazione è del +3,1% su base annua e del +0,7% rispetto al trimestre precedente, in linea con gli incrementi registrati nelle ultime rilevazioni. La quota di imprese che dichiara un aumento su base annua è pari al 51% del campione intervistato, un valore storicamente elevato sebbene in lieve ridimensionamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno; si conferma al 29% la percentuale di imprese che ha registrato invece un calo produttivo. Il numero indice sale a quota 128, il valore più elevato della serie recente, consolidando la fase espansiva avviata alla fine del 2024.
Le aspettative degli imprenditori artigiani mostrano un miglioramento per quanto riguarda produzione e domanda interna, con saldi tra previsioni di crescita e diminuzione che, pur restando negativi, salgono rispettivamente a -7 punti (da -14) e a -15 punti (da -21). Risultano invece in lieve peggioramento le attese sulla domanda estera (-3 punti), che è però poco significativa per le imprese artigiane vista la quota ridotta di fatturato direttamente riconducibile ai mercati internazionali (5,5%). In calo anche le aspettative sull’occupazione, che scendono a -7 punti. Nonostante i buoni risultati produttivi, gli artigiani rimangono quindi prudenti, anche per un quadro congiunturale che rimane caratterizzato da elementi di fragilità. L’evoluzione dei costi delle materie prime e dell’energia, insieme alla tenuta della domanda, resterà determinante per verificare la solidità della ripresa nella seconda parte dell’anno.
Dichiara il presidente della Camera di commercio, Giovanni Zambonelli: “I dati del secondo trimestre confermano risultati ancora positivi per il manifatturiero bergamasco, con una crescita della produzione e segnali positivi sull'occupazione. Il consolidamento avviene tuttavia in un quadro internazionale instabile, dove il recente conflitto iraniano e le tensioni energetiche continuano ad alimentare l'incertezza sui costi. Nonostante le incognite globali, il nostro territorio dimostra forte resilienza, trainato dal recupero della fiducia e della domanda estera nell'industria”.
Commenta Miriam Gualini, componente della Giunta camerale in rappresentanza dell’industria: “L’industria prosegue il suo trend positivo, trainata dal recupero della meccanica e dall'ottima tenuta dell'export, che spinge il clima di fiducia su livelli che non si registravano da anni. Si vedrà se i dati sull’interscambio con l'estero attesi per metà settembre invertiranno i risultati negativi del primo trimestre. Restano in affanno comparti come tessile e siderurgia. La criticità principale è rappresentata dai costi delle materie prime, schizzati dopo gli eventi in Medio Oriente e tuttora elevati. Se le tensioni geopolitiche non si inaspriranno, la robustezza della domanda e la tenuta occupazionale permetteranno di consolidare la crescita”.
Dichiara Lorenzo Pinetti, componente di Giunta per il settore dell’artigianato: “L’artigianato raggiunge un picco produttivo storico e mantiene una buona dinamica occupazionale. Tuttavia, fatturato invariato e ordini stagnanti evidenziano la debolezza del mercato interno, a cui il nostro settore è storicamente più legato rispetto all'export. A pesare gravemente sui margini è la fiammata dei prezzi delle materie prime, aggravata dalle recenti crisi internazionali. Questo forte aumento dei costi giustifica la cautela delle nostre aspettative per la seconda parte dell'anno”.
