Bergamo, l’export rallenta all'inizio del 2026. Zambonelli: «Fase di contrazione, ma le imprese hanno la flessibilità per agganciare la ripresa»
Il rallentamento risente dello scenario internazionale e frena settori chiave come i macchinari, ma corrono in controtendenza i mezzi di trasporto e gli apparecchi elettrici
Nel primo trimestre 2026, l’export di Bergamo ha totalizzato un valore di 4.930 milioni, registrando una flessione del 6,4% rispetto all'anno precedente, a fronte di un’invarianza in Lombardia e di una crescita dell'1,3% su base nazionale.
Le importazioni si sono attestate a 3.228 milioni, evidenziando una contrazione tendenziale dell’11,8% rispetto al -7,5% lombardo e alla stabilità del dato italiano.
Il saldo trimestrale della bilancia commerciale orobica si conferma positivo per 1.702 milioni, superando il risultato di 1.607 milioni raggiunto nel medesimo trimestre del 2025.
Analizzando i settori trainanti dell’export provinciale, l'andamento è il seguente: macchinari (1.053 milioni, -15,4%), prodotti chimici (763 milioni, -7,5%), metalli di base (666 milioni, -6,3%), mezzi di trasporto (543 milioni, +7,0%), gomma e materie plastiche (450 milioni, -3,4%), apparecchi elettrici (391 milioni, +4,6%), alimentari (326 milioni, -7,0%), tessile e abbigliamento (225 milioni, -9,3%) e apparecchi elettronici (101 milioni, -4,3%).
I macchinari perdono un quarto del valore sui mercati extra UE, con decrementi notevoli nei confronti di Stati Uniti (-20,5%), Cina (-32,9%), Turchia (-32,4%), India (-54,6%) ed Emirati Arabi Uniti (-17,1%).
Con riferimento alle destinazioni geografiche, l’area EU ha subito un decremento del 2,4%, mentre i mercati extra-UE hanno registrato una flessione più consistente, pari all’11,9%. In questo contesto, pesano i contributi negativi di America settentrionale, Medio Oriente e dei Paesi Europei non UE, bilanciati parzialmente dai segnali positivi provenienti dai mercati africani.
Osservando i primi 10 partner commerciali, rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, le maggiori contrazioni interessano Stati Uniti (-16,9%), Svizzera (-6,7%), Francia (-5,9%) e Germania (5,7%), mentre un trend positivo si osserva per l’Austria (+12,1%) e, in misura minore, per il Regno Unito (+3,3%).
Commenta il presidente della Camera di commercio Giovanni Zambonelli: “I dati relativi al primo trimestre dell’anno evidenziano una fase di contrazione per il nostro export, che risente inevitabilmente della complessità dello scenario geopolitico ed economico internazionale. La frenata ha colpito in modo particolare alcuni dei nostri settori storicamente trainanti, come i macchinari, la chimica e la metallurgia, e si riflette nella contrazione dei flussi verso partner commerciali strategici come gli Stati Uniti e i principali mercati europei. Per altro verso corrono in controtendenza i mezzi di trasporto e gli apparecchi elettrici e la strategia della diversificazione geografica interviene come risorsa utile per arginare i rischi paese. Il momento richiede prudenza e un monitoraggio attento, ma la qualità e la flessibilità delle nostre imprese rimangono i pilastri fondamentali per agganciare la ripresa non appena le condizioni globali si stabilizzeranno”.
