Bene l’export bergamasco nel 2025, ma nubi all’orizzonte tra dazi USA e tensioni in Iran
Le esportazioni orobiche scivolano in territorio negativo a fine anno. Sotto osservazione il costo delle materie prime energetiche e le nuove sentenze sui mercati americani
Quarto trimestre
Il valore delle esportazioni di Bergamo nel trimestre totalizza 5.300 milioni di euro (-1,4% su base annua, contro variazioni del +1,9% in Lombardia e del +2,5% in Italia).
Le importazioni sono state pari a 3.328 milioni (+0,9% tendenziale, contro -0,2% in Lombardia e 1,3% in Italia).
Il saldo trimestrale della bilancia commerciale di Bergamo è positivo per 1.972 milioni, inferiore al saldo del trimestre corrispondente dell’anno scorso (2.076 milioni).
Per quanto riguarda le prestazioni dei settori trainanti dell’export provinciale, la situazione è la seguente: macchinari (1.369 milioni, -1,8%), prodotti chimici (786 milioni, -8,1%), metalli di base (634 milioni, -8,4%), mezzi di trasporto (548 milioni, +11,8%), gomma e materie plastiche (430 milioni, +0,6%), apparecchi elettrici (372 milioni, +1,8%), alimentari (378 milioni, +10,0%) e tessile e abbigliamento (225 milioni, -9,4%).
Per area geografica di destinazione, nel trimestre in esame l’area EU registra un decremento del -0,9%, ma l’area dei Paesi non UE (-2,0%) subisce un calo due volte maggiore. Tra questi, emerge il contributo positivo del Medio Oriente. Il contributo negativo maggiore viene invece dai Paesi Europei non UE.
Rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente nel gruppo dei primi 10 paesi per interscambio commerciale con Bergamo, si segnalano gli aumenti di Cina e Spagna, mentre le variazioni negative maggiori sono a carico di Regno Unito, Svizzera e Paesi Bassi.
Anno
Il valore delle esportazioni di Bergamo nell’anno totalizza 20.921 milioni di euro (+1,1% su base annua, contro variazioni del +1,8% in Lombardia e +3,3% in Italia).
Le importazioni sono state pari a 13.671 milioni (+1,7% tendenziale, contro +3,9% in Lombardia e +3,2% in Italia).
Il saldo della bilancia commerciale di Bergamo è positivo per 7.250 milioni, inferiore al saldo dell’anno precedente (7.252 milioni).
Per quanto riguarda le prestazioni dei settori trainanti dell’export provinciale, la situazione è la seguente: macchinari (5.103 milioni, +1,9%), prodotti chimici (3.127 milioni, -3,7%), metalli di base (2.742 milioni, -1,4%), mezzi di trasporto (2.129 milioni, +5,1%), gomma e materie plastiche (1.799 milioni, -1,7%), apparecchi elettrici (1.471 milioni, +1,2%), alimentari (1.488 milioni, +11,4%) e tessile e abbigliamento (941 milioni, -2,3%).
Per area geografica di destinazione, la variazione è positiva sia per l’area EU (+1,0%) sia per i Paesi non UE (+1,2%), dove spiccano i contributi positivi di Medio Oriente, Africa settentrionale e Asia centrale. Per contro i maggiori contributi negativi vengono da America centro meridionale, Paesi europei non UE e America settentrionale.
Nell’intero anno rispetto al precedente, le esportazioni verso i primi 10 paesi per interscambio commerciale con Bergamo vedono un forte segno positivo per Cina (+16,5%), Spagna (+3,5%), Germania (+1,5%) e Stati Uniti (+1,4%). In negativo Svizzera (-8,4%), Austria (-5,8%), Paesi Bassi (-1,7%) e Polonia (-1,6%).
Commenta il presidente Giovanni Zambonelli: “Il 2025 si è chiuso positivamente per le esportazioni bergamasche, registrando un discreto aumento in valore. Tuttavia, le variazioni trimestrali hanno mostrato un’ampiezza decrescente, fino a scivolare in territorio negativo nell’ultimo periodo dell’anno. Nonostante ciò, la provincia di Bergamo si conferma saldamente al quinto posto nella classifica nazionale, preceduta solo da Milano, Firenze, Torino e Vicenza. Sul fronte internazionale, la recente sentenza della Corte Suprema ha introdotto nuovi sviluppi nella complessa vicenda dei dazi americani, lasciando le nostre imprese esportatrici ancora in attesa di un quadro normativo definitivo. Parallelamente, l’escalation del conflitto in Iran colpisce un’area strategica come il Medio Oriente, dove il nostro export aveva riscosso un particolare successo proprio nel 2025. Il conseguente rincaro delle materie prime energetiche rischia ora di erodere la competitività del Made in Italy sui mercati globali, a causa dell'inevitabile aumento dei costi di produzione”.
